Mario Sironi

Nasce nel 1885 a Sassari, dove suo padre, ingegnere del Genio Civile, è impegnato nella realizzazione del Palazzo della Prefettura. L'anno seguente la famiglia si trasferisce a Roma, dove Mario compie gli studi e si iscrive alla Facoltà di Ingegneria, che abbandona nel 1903 per dedicarsi alla pittura, iscrivendosi alla Scuola Libera del Nudo di via di Ripetta.Qui stringe amicizia con G. Severini, U. Boccioni e G. Balla. In questo periodo la casa di Sironi diviene punto di incontro di numerosi artisti e intellettuali, tra i quali C. E. Oppo, F. T. Marinetti e A. G. Bragaglia. Nel 1905 inizia la sua attività di illustratore e l'anno seguente con Boccioni compie il primo viaggio a Parigi. Due anni dopo si reca in Germania, a Erfur, dove si ferma alcuni mesi (vi tornerà tra il 1910 e il 1911), sviluppando durante il soggiorno un divi­sionismo vicino a quello di Balla. In questi anni la sua salute è minata da frequenti crisi nervose. Nel 1913 - 1914 aderi­sce al Futurismo e partecipa alla "Esposizione Libera Futurista" alla Galleria Sprovieri di Roma; l'anno seguente viene invitato a far parte del gruppo dirigente futurista. Sotto l'influenza del cubofuturismo russo, importato in Italia da Marinetti, la sua personale declinazione del futurismo, la cui plasticità risente della scultura boccioniana, si evolve pro­gressivamente verso quello che Sironi stesso definirà "costruzionismo", ovvero la concezione del quadro come un'ar­chitettura. Allo scoppio della guerra si arruola nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti e l'anno seguente è destina­to alla Scuola Allievi Ufficiali del Genio di Torino. Tra il 1918 e il 1919 è sul fronte orientale del Montello dove si dedica all'attività di illustratore per il periodico "Il Montello. Quindicinale dei Soldati del Piave". Nel 1919 alla Casa d'Arte Bragaglia di Roma ottiene la sua prima personale. Nello stesso anno si trasferisce a Milano, dove partecipa alla Mostra Futurista a Palazzo Cova e dipinge i primi paesaggi urbani. Nel 1920 -1921 firma con Funi, Russolo e Dudreville il mani­festo "Contro tutti i ritorni in pittura", in aperta polemica contro la rivista "Valori Plastici"; è questo il primo passo verso la costituzione del Movimento di Novecento, la cui maggiore sostenitrice sarà Margherita Sarfatti, autrice, anche, della presentazione in catalogo della mostra alla Galleria Gli Ipogei di Milano, prima esposizione del nucleo originario del gruppo. Nello stesso anno Sironi è presente con i futuristi alla "Exposition Internationale d'Arte Moderne" di Ginevra. L'anno seguente inizia la sua attività di disegnatore per "Il Popolo d'Italia" e aderisce al fascismo; nello stesso anno nasce il Gruppo dei Sette Pittori di Novecento (con Bucci, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Oppi), promosso sem­pre dalla Sarfatti alla Galleria Pesaro di Milano; con il gruppo Sironi parteciperà alla Biennale di Venezia del 1924. La sua pittura è ormai orientata verso forme volumetriche sintetiche di ascendenza classica, caratterizzate da una estre­ma drammaticità. Con Novecento, ormai divenuto movimento artistico nazionale, è presente nelle due collettive alla Permanente di Milano (nel 1926 e nel 1929) e nelle numerose rassegne estere. Nel 1927 inizia a scrivere sul "Popolo d'Italia" come critico d'arte; l'anno seguente è nuovamente alla Biennale di Venezia. Sempre nel 1928 con l'allesti­mento del Padiglione italiano alla "Pressa" di Colonia inizia il suo sodalizio con l'architetto Giovanni Muzio, con il quale allestirà nello stesso anno il Padiglione del "Popolo d'Italia" alla Fiera Campionaria di Milano e successivamen­te il Padiglione della Stampa Italiana alla Esposizione Internazionale di Barcellona (nel 1929) e l'allestimento della "Mostra delle Arti Grafiche" alla IV Triennale di Milano (nel 1930). Nel 1931 prende parte alla I Quadriennale di Roma (vi tornerà anche nel 1948). Numerose in questi anni sono le conferme all'estero, come la vittoria d~1 Premio Carnegie Institute di Pittsburgh, nel 1931, anno anche della realizzazione dei cartoni per le vetrate del Ministero delle Corporazioni, prima commissione pubblica, in cui matura il suo linguaggio monumentale. Nello stesso anno crea i due teleri per il Palazzo delle Poste di Bergamo e i progetti per due altorilievi per il Palazzo dei Sindacati Corporativi di Milano. Intensa é la sua attività teorica a supporto del ritorno alla decorazione monumentale classica, espressa in particolare nell'articolo "Pittura murale" del 1932 e nel "Manifesto della pittura murale", firmato anche da Campigli, Funi e Carrà, nel 1933. Sempre nel 1933 realizza il suo primo affresco monumentale per la V Triennale di Milano, della quale è membro del direttorio (tornerà alla VI edizione della rassegna con i mosaici "L'Italia Corporativa", presentati all'Esposizione Universale di Parigi nel 1937). Tra le altre opere monumentali realizzate in questi anni vanno ricordate i mosaici per il Palazzo di Giustizia di Milano (1936), l'affresco per l'Università di Ca' Foscari di Venezia (1937) e quelli per la Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra a Roma (1938). Intensa è, in que­sti anni, anche l'attività di scenografo teatrale e di illustratore e disegnatore. Nel dopoguerra torna alla pittura da cavalletto, con esiti di straordinaria intensità espressiva; i primi esempi di questo nuovo indirizzo sono presentati nella mostra personale alla Galleria del Milione di Milano nel 1943. In questi anni numerose sono anche le partecipa­zioni a rassegne estere, soprattutto fino alla metà degli anni Cinquanta. Il crollo dei suoi ideali politici e le drammati­che vicende personali (tra le quali il suicidio della figlia Rossana nel 1948) lasciano però un segno nella sua pittura, nella quale la tensione costruttiva è ora pervasa da un senso di dissoluzione. Nel 1952 rifiuta l'invito alla Biennale di Venezia e protesta con la Galleria Il Cavallino per una mostra a lui dedicata ma non autorizzata. Sempre intensa sarà la sua attività espositiva e di ricerca artistica, che, nel 1960, approda alla serie delle Apocalissi, nelle quali l'ecceziona­le espressionismo giunge ad esisti quasi informali. Muore a Milano nel 1961.